Scrivo questo post in una mattina di fine giugno, con i raggi del sole che colpiscono la scrivania e si infrangono sulla bottiglia in vetro piena d’acqua che tengo spesso accanto a me. Sulla parete bellissime gemme arcobaleno.
È arrivata l’estate? In Piemonte si è fatta desiderare tanto e di pioggia e cieli grigio piombo ero proprio stanca. Ora mi immagino di passare intere giornate all’aperto, respirare al tramonto aria frizzante piena di promesse e togliere di dosso un po’ di strati, alleggerirmi.
Aspetta! Sto rileggendo quanto ho scritto.
- raggi del sole…
- bellissime gemme arcobaleno…
- aria frizzante piena di promesse…
Sembra tutto così poetico, quasi magico.
Non farti ingannare. È solo normalità, quella che circonda anche te.
È vero che amo i piccoli dettagli, ricerco la bellezza e mi piace raccontarla per condividerla con te.
È anche vero che iniziare un post raccontando che stamattina alle 6:30 uno dei miei gatti ha vomitato una palla di pelo forse sarebbe “originale” ma davvero non nel mio stile.
Onestamente, quante volte ti sei sentita inadeguata o frustrata di fronte alla perfezione della vita altrui? Io tante.
Succede soprattutto a causa dei social, Instagram in testa. Non sto dicendo nulla di nuovo.
Apri l’app e vedi solo perfezione: case meravigliose, viaggi incredibili, professioniste organizzatissime, bravissime, sicurissime, amatissime, sorridentissime. Donne che fanno le mamme, le mogli, le imprenditrici, le blogger e che trovano anche il tempo di avere un rigoglioso angolo verde da far invidia al giardino botanico e di partecipare ad eventi fighissimi, ovviamente per una buona causa.
E tu ti senti Calimero. Con la pila di panni da stirare che sfiora il soffitto (la soluzione, credimi, è non stirare e ciao!), la scrivania invasa da fazzoletti di carta, post-it multicolore e sicuramente non in palette, penne con il logo di un hotel o dell’agenzia assicurativa (qui abbondano anche quelle di farmaci con nomi improbabili, grazie a mio suocero 💜), scontrini un po’ appallottolati, la crema per le mani e cavi che si intrecciano e vivono di vita propria, come piccoli serpenti.
Non è così?
Magari come me lavori da casa e no, non ti metti calze, gonna e twin-set tutte le mattine. Non ti trucchi tutti i giorni (che forse mi sbaglio, ma non farlo mi sembra anche un atto d’amore verso la mia pelle). Però capita che così ti senti in difetto, quando guardi quelle stories perfette con visi di porcellana, trucco splendido e leggera abbronzatura. Mentre ti tocchi il maledetto brufolo che ti è spuntato sul mento…
Ecco, parliamo di normalità? O di normalizzare.
Parliamone insieme, dimmi la tua nei commenti. Perché non sono qui per insegnare qualcosa. Solo per condividere con te i miei pensieri.
Allora vuoto il sacco!
Uso Instagram (e il web in generale) per il mio lavoro. È ovvio quindi che tutto quello che pubblico (o quasi) rientri nella categoria “quello che voglio trasmettere, quello che voglio che arrivi di me”. Il mio feed è progettato e curato nel dettaglio, le foto sono coerenti con il mio stile e spesso sono scattate da una professionista. I colori sono tenui e in palette. Tutto richiama la mia brand identity, i messaggi che voglio trasmettere e i valori che per me sono importanti e che ricerco anche nelle persone con cui collaboro.
Questo non significa affatto che il mio feed sia finto o poco autentico. Io sono così. Casa mia è davvero piena di luce e di colori pastello. Credo fermamente, anche quando sono in coda alle poste, che un atto di gentilezza possa innescare un circolo virtuoso e che un sorriso possa spiazzare anche il più scontroso degli impiegati.
Ma guardando solo il mio feed sicuramente l’idea che puoi farti di me è parziale. Io sono anche quello. Ma non sono solo quello.
È così che finiamo per idealizzare le vite degli altri, le case degli altri, le carriere degli altri e a sentirci sempre inadeguate. Dimenticando che quello che vediamo è solo una parte della realtà, quella che per vari motivi si presta ad essere mostrata sui social.
La verità è che il 98% delle mie giornate – secondo me – non meritano di essere raccontate online. Non sono per la condivisione a tutti i costi di ogni momento della mia vita. Al contrario.
Mi sveglio spesso imbronciata, mi lamento della vita perché non posso inzuppare tutte le mattine mezzo pandoro nel latte. Ho un guizzo di gioia quando Merlino corre sul tappeto per giocare, ma il suo interesse dura al massimo 4 minuti poi si mette a dormire. Entro in ufficio, accendo il Mac e via: mail, to-do list, piccoli e grandi imprevisti da gestire, pranzo con farinfrittata di cipolle, l’abbiocco, una call, un paio d’ore su quel progetto che presto andrà online. I pensieri che vagano tra le assurdità sentite all’ultima riunione di condominio e il desiderio di partire subito per una meta imprecisata.
Mentre ti scrivo, ora, indosso dei vecchi leggings grigi e una swag t-shirt di WooCommerce ricevuta al WCEU del 2016, simpatica ma di sicuro non Instagrammabile!
Queste sono le mie giornate, a grandi linee. Lo vedi quanto sono normali?
Forse per “normalizzare” e combattere questa idealizzazione da social dovremmo condividere di più la nostra semplice quotidianità? Me lo domando spesso e da tempo. E una risposta ancora non ce l’ho, ma mi farebbe piacere sapere come la pensi tu.
Resto un’introversa. Non mi riesce spontaneo mostrare momenti “non interessanti” della mia vita. Perché ho rispetto del tuo tempo quanto del mio.
Facciamo che questo resta un post aperto, senza un finale.
Facciamo che proviamo a ricordare che quello che vediamo online è sempre solo una parte della realtà, quella più bella e interessante e che proviamo a smettere di sentirci come la piccola fiammiferaia nelle nostre ciabatte. Che di quanto fattura la nostra collega ci deve interessare solo fino ad un certo punto. Che può essere uno stimolo, uno spunto di riflessione, un’ispirazione a superare i tabù sul denaro, ma che poi la nostra attività, la nostra vita, i nostri obiettivi sono altri, sono unici e non hanno niente in comune con i suoi.
Facciamo che ci pensiamo. Che tutte insieme proviamo a rendere il web un posto più gentile e accogliente. E a togliergli, passo dopo passo, il potere di definirci e farci sentire “non abbastanza qualcosa”.
#socialmediaisfake
Qualcosa sui social network, forse, sta già cambiando. Almeno un po’.
Molti profili nei mesi scorsi hanno condiviso contenuti con l’hashtag #socialmediaisfake, ovvero “i social media sono falsi”, raccontando esperienze negative, paure e insicurezze. Insomma, svelando lati poco glamour di sè.
La tendenza è stata avviata a marzo 2024 dalla 26enne danese Rikke Drue. In un post raccontava “otto cose che mi vergogno di dire ad alta voce”. La creator ha realizzato il video dopo essersi sentita sola e insicura riguardo alla sua carriera. E ha fatto milioni di visualizzazioni diventando virale.
Non seguo mai i trend sui social (e i miei numeri lo dimostrano 😆) ma ho condiviso anche io #socialmediaisfake per sottolineare sul mio profilo Instagram che quello che vediamo sui social non è falso, ma è solo una piccola parte della vita delle persone.
Spero, con questo post di averti dato spunti di riflessione interessanti e che tu voglia condividerli con me. Ti invito a lasciarmi un tuo pensiero qui sotto nei commenti oppure a contattami sul mio profilo Instagram.
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Ciao Ljuba, articolo molto interessante. Devo dire che personalmente mi piace seguire sui social i profili curati ma con una precisa caratteristisca: seguo con interesse solo i profili che sviluppano contenuti legati ad una professione o ad un servizio, come per esempio il tuo, da cui posso imparare qualcosa di nuovo. Quando inizio a vedere che si parla troppo ( o solo) di vita privata, allora abbandono subito. Se tutti usassero lo spazio a loro disposizione in questo modo secondo me non ci sarebbe o ci sarebbe molto meno, questa costante sensazione di inadeguatezza. Ti leggo sempe con molto piacere, e ti ringrazio per il tuo lavoro.
Ciao Elena, grazie. Anche io come te preferisco seguire profili che hanno un topic ben definito e non seguo nessuno solo per vedere come vive la sua vita privata. Purtroppo però questo non mi mette del tutto al sicuro dal senso di inadeguatezza. Anzi, c’è stato un periodo che era proprio il confronto con altre professioniste, con quanto sembravano perfette e brave nel loro lavoro a farmi sentire inferiore. Ricordarmi che quello che vedo è solo una parte della loro realtà, quella che vogliono mostrare (e magari in qualche caso anche ostentare), è il mio modo migliore per mantenere un rapporto equilibrato con i social. Grazie di cuore per essere passata di qui.
Ciao cara Ljuba, condivido il 95% di quanto scrivi ed interpreti sempre alla perfezione i miei pensieri e la mentalità con cui affronto la realtà.
Fieramente non sono su nessun social tradizionalmente inteso ( FB, X, TikTok, Instagram ma seguo solo un pò Yt su cui ho un canale tramite il quale seguo cose di mio interesse e raccolgo video) perché ho avuto modo di approfondire alcuni aspetti che non sono noti a tutti ma che anche il mondo militare, (a me vicino e particolarmente caro), ha attenzionato da tempo dedicando particolare interesse al tema della guerra cognitiva; ti lascio un documento rilasciato dal Ministero Difesa, ad uso pubblico che si chiama “Cognitive Warfare” del 2023 ed il discorso è lungo e complesso da affrontare ma non è certamente questa la sede, comunque…se ti va dai una veloce lettura…è fatto molto bene e scorre facilmente …
Io, come ti avevo scritto in passato, stavo lavorando ad un mio progetto di impresa, che infatti non prevede alcun coinvolgimento social, ma altre forme comunicative con il pubblico di cui ti parlerò quando il mio progetto prenderà maggiore forma; per ora lo porto avanti fra mille altre cose da fare, ma come detto in altre occasioni, sarai tu la mia referente per una iniziale landin page e poi passare al sito vero e proprio; spero che la Vita mi dia la possibilità di realizzare quanto sto progettando anche se difficile da conciliare con la mia vita attuale ma comunque sono grata di averti conosciuto, anche solo virtualmente, perché mi sono identificata fin da subito col tuo modo di esprimerti e di farti apprezzare.
Sei una bella persona e questo traspare sempre ed è importante per rapportarsi con la propria utenza nel migliore dei modi proprio come fai tu ….in modo familiare e sempre cordiale..
Apprezzo tanto quello che fai per tutti noi, mostrandoci che i sogni si possono realizzare con impegno e tenacia ….sostanzialmente è il mio motto di Vita😅
Ti auguro ogni bene cara Ljuba, continuo volentieri a leggerti e se già inserita nella mia cartellina informatica per il mio progetto d’impresa e stai tranquilla che nessuno ti toglierà da lì 😌
Buona estate di ❤ e anche se la Vita ci pone dei rallentamenti indesiderati…. “Audentes fortuna iuvat”‼️ con coraggio andiamo avanti🤩
Un abbraccio da Roma🤗🌺
Ps: scusa se ci sono errori, ho scritto dal📱 mentre sono in viaggio sul treno Italo, che sfreccia come il vento 😆👋👋