1. Home
  2.  | 
  3. Vita da freelance
  4.  | DO-NUTS episodio n.6 Intervista a Alessandra Martelli, Copywriter e Traduttrice

Eccoci al sesto episodio di DO-NUTS, il podcast con il web intorno.

In questa puntata chiacchieriamo con Alessandra Martelli, copywriter e traduttrice. Ho conosciuto Alessandra grazie ad un’altra meravigliosa professionista, Giada Carta. Alessandra stava facendo un rebranding e io ho fatto parte del team che l’ha supportata in questo percorso. Ora lei è una delle mie professioniste di riferimento quanto creo team liquidi per le mie clienti.

Alessandra si occupa di copywriting in inglese e italiano e di traduzioni dall’inglese e dal tedesco. Come ben sintetizza lei, vive immersa nelle storie.

In questa puntata si parla di scrittura per il web e di storytelling, ovviamente. Ma si parla anche di umiltà, di rispetto per il lettore e di project manager fantasmi.

Clicca su play e fai partire l’episodio:

Dove possiamo trovare Alessandra

Sito Alessandra Martelli
Twitter
Pinterest
LinkedIn

Trascrizione Episodio 6

Ciao, benvenuta a Do-Nuts, il podcast con il web intorno.
Io sono Ljuba, sono una web designer freelance e creo siti internet per business woman di carattere.
Amo le donne che fanno squadra e credono fortissimo nei propri sogni.
Come me.
Do-Nuts ti farà andare fuori di testa, ti sorprenderà, ti guiderà, ti parlerà di una presenza online chiara, onesta, emozionante.
Do-Nuts ospita professioniste pazzesche che hanno qualcosa in comune con il web.
Dalla SEO al copywriting, dalla traduzione alla programmazione, dalla fotografia alla grafica, un podcast spiegato semplice per chi sogna una comunicazione che spacca.
In questa puntata conoscerai Alessandra Martelli.

Ljuba: Ciao Alessandra e benvenuta.

Alessandra: Ciao Ljuba, grazie per avermi invitata.

Ljuba: Sono davvero felice di averti ospite a DO-NUTS. Le nostre strade on-line si sono incrociate grazie allo zampino di un’altra meravigliosa donna del web, Giada Carta.
Tu dovevi rifare il tuo sito e io ho avuto il piacere di occuparmi della sua creazione. Si tratta di un sito in due lingue che abbiamo creato insieme ad altre bravissime professioniste.
Tu Alessandra hai capito subito l’importanza di creare un team per ottenere il massimo per il tuo sito e ti sei affidata a me per lo sviluppo, a Tatiana Schirinzi per la SEO, a Laura Calascibetta per la Brand Identity, a Giui per le fotografie e ad Anna Bassano per il rebranding.
Ricordo benissimo quando mi hai detto “il sito per me è uno strumento di lavoro quindi deve essere fatto al meglio, non trascuriamo nessun dettaglio” e senza falsa modestia abbiamo ottenuto tutte insieme un risultato davvero fantastico.
Ma la creazione del sito è stata la scintilla che ci ha fatte conoscere e avviare altre collaborazioni e ora sei una delle mie professioniste di riferimento quando creo team liquidi per le mie clienti.
Alessandra chi sei e cosa fai nella vita?

Alessandra: Sono una novarese, provincia di Novara. Sono arrivata a Torino quasi 20 anni fa, è una città che amo. Mi sono innamorata di Torino prestissima e non credo che la lascerò tanto presto. Mi piace tantissimo leggere e nuotare.
Ho imparato a fare entrambe le cose molto piccola e non ho mai smesso. Mi piace cucinare, guardare film in bianco e nero, giocare con gli amici… Insomma sono un po’ nerd con il pallino del focolare e nella vita sono una copywriter e una traduttrice.
Quindi in pratica vivo immersa nelle storie o almeno a me piace viverla così.

Ljuba: Ecco spiegato perché nel team per la creazione del tuo sito non era incluso un copy, cioè la copy e la traduttrice eri proprio tu Alessandra!

Alessandra: Io scrivo in inglese e in italiano contenuti originali, quindi per il copywriting. Per quanto riguarda le traduzioni traduco da inglese e tedesco in italiano e dall’italiano all’inglese quando si parla di copywriting.
Si tratta fondamentalmente di partire dall’identità di un’azienda e dei suoi prodotti e di creare un testo, che sia uno slogan, un testo per il web, un payoff o un annuncio pubblicitario, che riesca a catturare l’attenzione e stimolare poi la curiosità del suo pubblico ideale. Si tratta di creare un testo che non racconti però soltanto i fatti tipo che servizi offri, a quanto li offri, però anche di far emergere la personalità di chi crea quei prodotti, la storia dell’azienda, i valori che li guidano nel business e qua per un motivo molto semplice ma fondamentale: le persone fanno affari con le persone quindi anche nel mondo del web, dove non ci si incontra, tante volte non ci si vede neanche quando si chiede un preventivo – almeno nelle prime parti, io poi con i miei clienti amo avere un rapporto personale perché specie per il lavoro che faccio è molto importante – però anche se c’è solo una pagina web, un sito, io come potenziale cliente voglio vedere chi c’è dietro al sito, voglio capire con chi lavorerò.

Ljuba: Certo.

Alessandra: Quindi è fondamentale da questo punto di vista, per quanto riguarda la traduzione pubblicitaria, la transcreation. Sostanzialmente si fa la stessa cosa però anziché partire da un brief, dalle idee, dai concept di base per creare un testo, si parte da un testo nato in un’altra lingua e lo si adatta per un pubblico diverso. Spesso quando si parla di traduzione si pensa che sia tutta una questione di cambiare lingua e di fare attenzione i termini tecnici ma in realtà c’è un po’ più di questo: la pubblicità, il marketing si basano sulla capacità di entrare in sintonia con il pubblico ideale, di creare se vuoi un terreno comune su cui poi costruire un rapporto professionale o commerciale. E non è detto che ciò che piace al pubblico italiano abbia lo stesso effetto, lo stesso impatto, la stessa presa su un cliente irlandese, cinese, messicano, per dirne solo qualche esempio.
A seconda dei casi, dei testi, puoi fare interventi di adattamento ai gusti e alle caratteristiche del nuovo pubblico che possono essere minimi o molto estesi, però c’è sempre nella un elemento di adattamento, di mediazione culturale oltre che di mediazione linguistica.

Ljuba: Ecco, anche se il tuo lavoro è sempre meno misterioso ormai, diciamo che sia il mestiere del copywriter che quello del traduttore sono ben noti a tutti, ti va di provare a spiegare che cosa fai per esempio quando lavori per i siti web come se lo stessi raccontando a tua mamma o persino a tua nonna?

Alessandra: Non so se la nonna lo abbia ancora capito esattamente però posso provarci. In parole povere, senza tanti paroloni, aiuto i professionisti e le aziende raccontare chi sono, cosa fanno e perché fanno quello che fanno e li aiuto a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Ljuba: Parli di azienda Alessandra però i tuoi servizi sono utili anche per piccoli professionisti, freelance, artigiani, insomma anche per chi vende solo servizi no?

Alessandra: Sì, io chiamo tutte queste aziende “aziende” perché anch’io sono una micro azienda anche se sono una freelance, abbiamo un business quindi indipendentemente da che cosa si fa, da che cosa si vende.
Io ad esempio promuovo servizi e non vendo prodotti fisici. Tu ad esempio hai corsi digitali quindi dei prodotti e dei servizi. Un copywriter e un traduttore sanno anche come trattare queste tipologie di testi, un po’ diversi perché ovvio che quando si parla di un prodotto si può far leva sulle caratteristiche ad esempio, mentre per un servizio è più difficile dare un’idea tangibile.
Però sì un è una avere un testo professionale chiaro ed efficace importante per tutte le persone che hanno un’azienda, dalla più piccola alla più grande.

Ljuba: Perfetto, la tua giustamente tu definisci tutti azienda, giustissimo. Solo che tendenzialmente quando sentiamo parlare di aziende e prodotti siamo portati a pensare “ah ma allora il copywriter e il traduttore se lo possono permettere solo le grandi aziende che vendono prodotti”, nisomma si pensa subito alla grande azienda e invece ci tenevo proprio a precisare che il tuo lavoro è importantissimo anche per una piccola realtà, un notaio, una psicologa, un artigiano, un veterinario, chiunque voglia fare un sito e magari raggiungere, nel caso volesse anche le traduzioni, raggiungere anche un target straniero.

Alessandra: Guarda, ti posso dire per esperienza di tanti anni con i clienti, anche mia perché come tutti ho un sito web – anzi lo sai benissimo che ci hai lavorato anche tu – è importante che i testi mettano in risalto la personalità soprattutto per le piccole realtà che possono davvero differenziarsi. Un grande marchio ha già la forza del suo marchio che lo differenzia nella mente dei clienti, ha già una tradizione, ha già tutta una serie di assets che noi come piccole realtà non possiamo magari neanche tanto per metterci. Pensiamo a delle grandi campagne pubblicitarie su vasta scala o azioni di marketing molto complesse, multicanale, come vanno adesso. Tante di queste cose un piccolo professionista da un lato non le sfrutterebbe al meglio perché lavoro proprio sai benissimo anche tu che il nostro, la nostra possibilità di gestire un cliente è limitata, abbiamo solo 24 ore, per quanto spesso diventino 28 attraverso qualche potere mistico, però il piccolo professionista ha il vantaggio ad esempio di essere eminentemente una persona. Davanti ad un cartellone di Coca-Cola nessuno immagina il signor Coca-Cola, davanti ad un sito di un piccolo professionista io mi aspetto di trovare un umano con cui avrò un contatto più o meno profondo e duraturo. Però voglio, a maggior ragione, sapere chi è quell’essere umano, in che cosa crede, se abbiamo come dicevo prima un terreno comune su cui possiamo costruire qualcosa.

Ljuba: Perfetto, hai spiegato benissimo un concetto che è veramente molto molto importante proprio per noi piccoli, definiamoci pure senza timore, piccoli…

Alessandra: Micro.

Ljuba: Micro. Esatto.
Ok, ora fingiamo che io sia una potenziale cliente che vuole un sito web in italiano e in inglese. Perché dovrei aver bisogno anche di una copywriter e di una traduttrice? Non mi basta pagare un informatico che mi faccia il sito e poi scrivermi da sola i testi? Scrivo piuttosto bene e con l’inglese non me la cavo niente male…

Alessandra: Bello! No guarda, se avessi un soldino per ogni volta che ho sentito questa domanda – come te immagino su tante cose del tuo lavoro – saremmo ricche sfondate.
Per quanto riguarda lo scriversi i testi da soli io farò una considerazione sola e non molto tecnica ma che nasce dall’esperienza personale. Scrivere per se stessi e dannatamente difficile, perché per creare un testo che funziona bisogna sapersi immedesimare soprattutto nei panni di chi lo leggerà, perché dobbiamo riuscire a scegliere con cura gli argomenti capaci di suscitare il suo interesse. Quando invece scriviamo per promuovere noi stessi, il nostro lavoro, visto che è appunto il nostro lavoro, e quando sei un piccolo professionista questo è anche una grande fetta della tua identità, quasi coincide.

Ljuba: Sì esatto, anche se non dovrebbe, spesso non dovrebbe mai arrivare al punto in cui quasi coincide.

Alessandra: Esatto, quando scriviamo di qualcosa che conosciamo come le nostre tasche, di cui siamo orgogliosi, in cui abbiamo investito così tanto, c’è sempre il rischio di mettersi al primo posto, di dare più risalto alle cose che sono importanti per noi mentre, come dicevo, è importante che esca la nostra personalità ma non dobbiamo mai dimenticarci che un sito web è soprattutto fatto per chi lo leggerà, per il nostro cliente ideale, quindi dobbiamo a volte smorzare un po’ i toni egocentrici, detto in senso lato ovviamente, senza giudizio, però smettere di pensare solo a quello che è importante per noi, dire per noi, e pensare a come queste cose si collegano ai bisogni del cliente. Quindi miscelare un po’ le cose, distillare, filtrare e trovare poi le parole che possono trasmettere sia la nostra passione, il nostro impegno e la nostra dedizione, sia effettivamente un vantaggio concreto per il cliente che sceglie di affidarci il suo lavoro, il suo progetto. Quindi il copywriter in sostanza è il professionista che è in grado di immedesimarsi tanto nei tuoi panni che in quelli del tuo cliente ideale e siccome non ha preconcetti, non ha la timidezza a volte che ci frena quando parliamo di noi stessi, oppure al contrario l’ansia di far vedere tutto senza pensare troppo a chi abbiamo poi di fronte, il copywriter sa immedesimarsi e sa trovare il giusto equilibrio tra il tu e il loro, per far entrare il lettore nel tuo mondo.
Questa è una cosa che vedo nascere anche spesso dai clienti che provano a scrivere i propri testi e poi si bloccano. Non c’è, ma non arrivano. Dicono “sì è bello ma non è mio, sì è mio ma non è bello” e poi invece si accorgono che avere uno sguardo esterno, imparziale però allo stesso tempo empatico, dà effettivamente una marcia in più perché mette in luce cose a cui magari tu poi non avevi neanche pensato, sono…

Ljuba: Scusami se ti interrompo. Sono perfettamente d’accordo su tutto quello che hai detto che però mi viene proprio. Nella mia testa è rimasta impressa. In sintesi è dannatamente difficile scrivere per se stessi e soprattutto il rischio di peccare di egocentrismo è davvero tanto ed elevato. Questa cosa secondo me è veramente molto importante. Ci tengo a sottolinearla.

Alessandra: Mentre per quanto riguarda le traduzioni, beh per quanto riguarda la traduzione ci sono tanti elementi anche da considerare che siccome convergono in quello che poi è un lavoro sostanzialmente invisibile, perché se una traduzione è ben fatta non sembra una traduzione ma sembra un testo nato già in quella lingua, mi premerebbe anche sottolineare un po’ in primo luogo che l’inglese che usiamo solitamente per lavoro è molto molto diverso dalla lingua viva. Noi siamo abituati, non dico italiani, persone straniere in generale che usano l’inglese magari per lavoro, magari anche tutti i giorni, a usare il gergo del nostro business e spesso formule standardizzate che vanno benissimo in un contesto professionale dove bisogna capirsi in un attimo, con la fretta e tutto quanto. Però fuori dal contesto del business, inseriti invece in un contesto di una narrazione come può essere quello di una pubblicità o di un testo promozionale, risultano fuori luogo un po’ strani, un po’ ingessati e non hanno effettivamente poi l’effetto che noi vorremmo suscitare con i nostri testi. Un traduttore madrelingua è in costante contatto con la sua lingua viva, conosce il modo di esprimersi tanto del cliente, tanto del pubblico di riferimento, e questo è molto importante proprio per il discorso dell’adattamento, della mediazione linguistica e culturale a cui accennavo prima. In più un professionista non è soltanto a contatto con la lingua viva, quella del pubblico, quella che si parla, quella con cui si possono creare metafore accattivanti, immagini, riferimenti pop che ti catturano l’attenzione, è anche a suo agio con i linguaggi settoriali, con la terminologia di settore, conosce anche le tendenze di comunicazione che ad esempio nella comunicazione pubblicitaria cambiano spesso le preferenze del pubblico e come si fa? Come si scrive? Pensiamo anche alle linee guida per l’ottimizzazione della SEO, c’è direi c’è da imparare tutto ogni sei mesi a volte si ha questa sensazione. Conoscendo tutte queste cose e trattandole come una materia quotidiana con anche con uno studio, una formazione continua che dura nel tempo, perché è un professionista, non smette mai di imparare. Per me questa competenza complessa, che non è solo le parole ma è anche il contesto d’uso delle parole, tutto quello che ci gira intorno, permette di ottenere una traduzione che sia innanzitutto corretta da un punto di vista dei contenuti ma anche e soprattutto a volte, nella traduzione pubblicitaria, che abbia lo stile giusto perché alla fine il testo deve acchiappare e come dicevo all’inizio una buona traduzione, un buon adattamento, non sembra tradotto ma nasce come se fosse un nuovo testo della lingua di origine, in un certo senso.

Ljuba: Ok. Quindi significa che se io ho un business, anche piccolo, che però intende rivolgersi non solo ad un pubblico italiano ma anche a utenti stranieri è fondamentale l’aiuto di un di un traduttore per creare i testi. Quindi non solo il copywriter che mi scrive testi in italiano ma un traduttore che mi scrive i testi per esempio in inglese, in francese, nelle lingue in cui voglio che il mio sito sia tradotto per raggiungere il target. Chiaramente ci sarà uno studio prima del perché voglio raggiungere anche i clienti che parlano inglese e i clienti che parlano francese per esempio. Ma una volta stabilito che c’è target, il mio target parla anche quelle lingue, dovrò necessariamente come minimo rivolgermi a un traduttore per avere delle traduzioni – come dicevi tu – che quasi non si vedano dei miei testi in italiano.

Alessandra: Guarda, ti dirò di più. Il fatto non è soltanto parlare la lingua, conoscere il pubblico, ma anche proprio capire la cultura. E ti faccio un esempio davvero banale se vuoi però secondo me è quello che serve per far vedere questa cosa.
Se tu pensi agli Stati Uniti ti viene in mente il baseball.
Se tu pensi all’Italia non viene in mente il baseball, ti viene in mente il calcio ad esempio. Io spererei che venisse in mente il rugby però la strada è ancora lunga da questo punto di vista…
Però, ad esempio, io quando mi ritrovo a tradurre un testo nato in inglese per un pubblico inglese spesso ha che fare con riferimenti di cultura pop, di cultura sportiva, di cultura di canzoni, di film, citazioni… la pubblicità è ricca di queste influenze popolari, dei modi di dire, degli universi simbolici, dei personaggi tradizionali, delle mitologie, del folklore che per noi quando le leggiamo vengono naturali, il nostro cervello se ne accorge perché è molto molto sensibile alle metafore ma noi consciamente non ce ne rendiamo conto di quanto ci siano familiari. Ma funzionano nella pubblicità proprio perché ci sono così familiari.
Se io traduttore devo portare una pubblicità nata in America, basata su una metafora sportiva che riguarda il baseball, non farei un buon servizio al cliente se non pensassi al modo migliore per trasferire l’emozione, la sensazione, il significato dell’aver usato quella metafora in un nuovo universo simbolico, in grado che davvero possa entrare in sintonia con il mio pubblico. Con cui, pardon, il mio pubblico posso entrare in sintonia. Perché lo capisce, perché è suo, perché è il terreno comune di cui parlavamo prima. Quindi il traduttore è anche colui che sa dare questa impronta e quest’ottica di mediazione culturale.
Infine un altro punto da considerare è che in un progetto web non si può trascurare la SEO e la SEO lo sappiamo è diventata molto più complessa e ricca negli ultimi anni e un traduttore specializzato in traduzioni per il web è anche in grado di ottimizzare la traduzione inserendo ad esempio le varianti delle keyword in modo che sia tanto strategico quanto armonioso, quindi creare una traduzione non forzata anche da questo punto di vista.

Ljuba: Hai detto poco!

Alessandra: È una cosa a cui si cerca di fare attenzione perché sappiamo tutti che la SEO fatta male con le file di parole chiave inchiodate in punti fissi crea un testo…

Ljuba: Dai, quella non la fa più nessuno!

Alessandra: Io posso garantire – non dicendo i nomi perché si dicono i peccati ma non i peccatori – che a volte negli editing di testi, perché con alcune agenzie di traduzione mi occupo anche di editing quindi vuol dire visionare i testi o tradotti o scritti da copy e traduttori junior, ti assicuro che a volte si trovano anche queste cose e quindi è importante perché alla fine l’effetto deve essere naturale. Naturale ed elegante. Che non vuol dire per forza arzigogolato, barocco, però l’eleganza della naturalezza in sé che fa poi la differenza per l’utente perché se l’utente si trova su una pagina scritta male lo sente ancora prima che analizzarlo, lo sente che stride qualcosa, che c’è qualcosa di farraginoso, di poco chiaro, di poco scorrevole e poi se ne va.

Ljuba: Quindi Alessandra non ti occupi semplicemente, scusa se uso il termine semplicemente, di copywriting e traduzioni. Ma a questi due, a queste due cose tu aggiungi delle buone se non ottime competenze di SEO.

Alessandra: Mah, ho delle buone competenze SEO di base, sì, perché ovviamente facendo copy al giorno d’oggi, scrivendo per il web, non puoi dimenticarti la SEO.
Non offro servizi SEO perché non sono un’esperta. So fare un’analisi di base, mi occupo sia come copy che traduttrice di ottimizzazione on-page e quindi devo conoscere una parte anche di quello. Però ovviamente non conosco il tutto, è per questo perché è importante per me il team.

Ljuba: Certo, però se io ti commissiono la traduzione dei miei testi tu non mi restituirai solo dei testi tradotti in inglese. Mi restituirai dei testi tradotti in inglese con un occhio di riguardo alla SEO.

Alessandra: Sì, è quello che vuol dire fare un buon lavoro secondo me in un contesto moderno. Il testo non può esimere dal suo contesto e quindi se il contesto in cui viene pubblicato quel testo è il web, devo saper usare anche il linguaggio del web.

Ljuba: Come copy e traduttrice, anche per agenzie, immagino ti capiti spesso di lavorare in team più o meno numerosi. Quanto è importante secondo te la collaborazione con altre professioniste per la creazione di un sito web? Anche alla luce della tua esperienza diretta come cliente magari.

Alessandra: Guarda, per me è fondamentale. La collaborazione conta tantissimo sia come copy e traduttrice, perché come dicevo poco fa non esiste un testo efficace che nasce fuori dal suo contesto, quindi confrontarmi con il web designer per capire quali sono gli spazi del testo, quanta aria ho, quanti titoli possono servire, come può essere disposto poi quel testo nello spazio per ottenere un risultato che sia armonioso, che guidi il lettore, è importante. Allo stesso tempo non posso esimermi dal confrontarmi con il consulente SEO perché è quello che fa le analisi generali, che sa dirmi se una scelta, una variante, possa avere più senso o un’altra. Perché, come dicevo, prima le competenze di base devono essere buone ma non siamo esperti. E dietro ogni pezzetto di quello che è un progetto web c’è un mondo intero di cui però il cliente o il non esperto vede solo la superficie a volte. Proprio come per te, il web design si compone di così tanti elementi, quello che noi vediamo è un bellissimo sito che ci piace, ci conquista, ma non sappiamo che cosa serve dietro le quinte per arrivare a quel risultato.

Ljuba: Verissimo.

Alessandra: E in più come cliente, proprio perché so di non sapere, come diceva qualcuno di molto più importante di me, per me è fondamentale poter contare sul parere di un esperto. Perché a volte anche se noi tutti professionisti, piccoli professionisti che dobbiamo in qualche modo spesso arrangiarci un po’ da soli, leggiamo di SEO, leggiamo di web design, leggiamo di brand identity, abbiamo un’infarinatura di base delle cose, ma questa a volte ha anche dei preconcetti. Avere un’infarinatura di base si porta dietro dei preconcetti o magari delle informazioni recuperate qualche anno fa e che non sono più attuali. Quindi per me come cliente è stato importantissimo durante il rebranding e la creazione del nuovo sito, e ogni volta che sono cliente di qualcuno, poter contare proprio sul parere esperto, sulla giusta direzione.

Ljuba: Abbiamo appena detto che lavorare in team è sicuramente fondamentale. Tuttavia lavorare in team può essere gratificante e anche arricchente, ma alcune volte può rivelarsi parecchio difficile. Mi racconti un’esperienza particolarmente positiva oppure particolarmente negativa che ti è accaduta lavorando in squadra?

Alessandra: Guarda, risale a qualche anno fa ma è un’esperienza che mi torna spesso alla mente perché è stata da un lato bellissima e dall’altro disastrosa.

Ljuba: Addirittura?

Alessandra: Sì sì sì, adesso te la racconto perché è passata alla storia, i miei amici se la ricordano ancora.

Ljuba: Quindi l’esperienza tanto bella e tanto brutta in realtà sono la stessa esperienza.

Alessandra: Sì, esatto. Fine novembre e tu sai, come più o meno tutti quelli che lavorano in proprio, che fine novembre vuol dire delirio prenatalizio.

Ljuba: Più o meno come luglio.

Alessandra: Esatto, nel nostro mondo – almeno nel mondo del copy e della traduzione – poi si lavora sempre con mesi di anticipo. Quindi a ottobre si cominciano a scrivere le campagne primaverili, eccetera. Oltre a quello devi anche gestire le urgenze prima della fine dell’anno. Quindi vivi in questo sfasamento temporale in cui in un momento sei a San Valentino e poi a Pasqua, il momento dopo stai scrivendo “Tanti auguri da Babbo Natale e le renne”. Quindi la situazione è già di per sé abbastanza schizofrenica.
Qualche anno fa è successo il finimondo. Nel senso che mi sono ritrovata a lavorare alla versione italiana di un e-commerce di giocattoli. Il progetto comprendeva la traduzione dell’intero sito quindi tutta la parte corporate, chi siamo cosa facciamo, la nostra storia.
Stiamo parlando tra l’altro di una grande realtà con 40 anni di storia e clienti molto importanti quindi c’era da mettere attenzione anche a quello che oggi tutti chiamano storytelling… e poi la localizzazione vera e propria della parte e-commerce che conteneva più di 2000 prodotti.

Ljuba: Qualche scheda prodotto da tradurre insomma.

Alessandra: Qualcuna. Il tutto da consegnare nell’arco di un mese. Quindi cosa succede? L’agenzia di traduzione che ha in carico il progetto forma un team composto da due traduttori. Questa è una pratica comune. Solitamente si ha il team dei traduttori, un revisore unico perché così si uniforma poi lo stile, la terminologia, si verifica che anche se il lavoro è stato fatto a più mani il risultato sia comunque omogeneo e corretto. È una pratica molto comune sulle agenzie. È sempre un po’ un 50/50 però di solito, almeno le agenzie più serie, hanno poi dei processi standard per la creazione e la gestione di questo tipo di progetti quindi sono perfettamente in grado di gestirli. Quella di cui ti sto raccontando invece non molto, per come ti racconterò. Perché team di due traduttori, perfetto, revisore, perfetto. Il revisore guarderà le cose quando le avrà tutte insieme, quindi a gennaio. Noi dobbiamo consegnare entro la chiusura di dicembre. Il team comprende poi il project manager. Siccome il lavoro è in mano all’agenzia di traduzioni il cliente finale non è il mio cliente quindi io non mi posso, io traduttore, non mi posso interfacciare direttamente con il cliente ma passo da un project manager per una questione di riservatezza e quant’altro. C’è questo filtro ed è anche giusto che sia così perché comunque un cliente non può essere disturbato da 4-5 persone diverse in 10 momenti diversi della giornata.
Comunque, sulla carta era una cosa complessa, monumentale. Abbiamo detto ok, facciamoci le nostre ore piccole per un mese e mezzo, riusciamo a incastrare questa cosa per il cliente. Tutto a posto. Tutto perfetto. Progetto confermato, si parte.
Si parte e il nostro project manager sparisce.
Noi mandiamo le email e le email non hanno una risposta. A un certo punto io e l’altra traduttrice abbiamo, quasi subito in realtà, abbiamo chiesto lumi all’agenzia di traduzioni. Non abbiamo ricevuto una risposta. Praticamente siamo rimaste io e lei a dover gestire questa traduzione con un testo di partenza tra l’altro pieno di errori di grammatica, pieno di errori di sintassi, frasi lasciate a metà, in un formato che non è un formato di trattamenti dei testi. Quindi con problemi di conversione.
È stato un delirio. Io e lei ci siamo trovate per un mese e mezzo a fare due call su Skype tutti i giorni scambiandoci poi sms, messaggi, email a ore improbabili perché comunque volevamo finire questo progetto. Non avevamo modo di parlare col cliente perché dovevamo interfacciarsci con il project manager che non ci rispondeva.
E quindi è stato una cosa che probabilmente adesso con qualche anno di esperienza in più non me la sentirei neanche di affrontare. Ma nel senso che è stata un po’ forse anche la volontà di far bene per un cliente che non ne poteva niente di questa situazione, però ci ha richiesto circa 20 ore in più a testa rispetto a quanto fosse programmato, che era già un bel carico di ore. E quindi da quel punto di vista è stato terribile, perché ci siamo dovute arrangiare, non per colpa nostra.
Dall’altro è stata un’esperienza positiva proprio per la collaborazione che abbiamo avuto io e quest’altra persona perché di testa nostra ci siamo messe in contatto tra di noi, perché sapevamo solo l’una il nome dell’altra. Abbiamo deciso come gestire questa che era una crisi per entrambe, abbiamo sviluppato un piano e siamo riuscite a seguirlo, a consegnare il lavoro entro il termine previsto, ed è stato accompagnato a onor del vero da una lunga lunga lettera di rimostranze unita una lunga lunga lettera di spiegazioni su certe scelte che avevamo preso rispetto proprio al trattamento del testo.
Se consideriamo tutto questo è stata anche un’esperienza bellissima perché ho poi continuato a lavorare con questa persona, anche a seguire progetti per conto nostro, ci siamo sentite per diverso tempo. Ancora adesso quando capita collaboriamo perché abbiamo trovato nell’altra una persona che fosse sulla sua stessa lunghezza d’onda fondamentalmente.

Ljuba: Insomma, io vi definirei quasi delle supereroine perché avete avuto il coraggio di andare avanti quando dall’altra parte c’era solo il silenzio quindi quasi anche la sensazione che, boh, dove andrà a finire questo progetto? Chi lo sa?
Perché se nessuno ci risponde… voi comunque tenaci siete andate avanti. Quindi davvero, due supereroine. Che giustamente il bello è proprio che questa cosa vi ha unite nella tragedia in qualche modo, avete capito che potevate fare davvero una squadra fortissima insieme.

Alessandra: Sì, è stato… eroico tu dici? Un po’ sì. Un po’ anche scriteriato perché effettivamente ci siamo assunte delle responsabilità che non ci saremmo dovute assumere però dall’altro lato ci trovavamo nella situazione di prenderci delle responsabilità che andavano oltre il nostro o far sì che la mancanza totale della copertura di quel ruolo causasse una tragedia perché comunque si trattava poi di dover risistemare una mole di lavoro infinita e magari di causare costi in più al cliente, ritardi nella pubblicazione. Però sono anche quelle cose che ti restano nel cuore diciamo.

Ljuba: Posso chiederti quando è riapparso il progetto manager? Perché sembra quasi un giallo. Sono un po’ col fiato sospeso. A che punto è riapparso e come?

Alessandra: Il project manager non è mai ricomparso. Allora io ti dirò che oggi, e sono passati quasi… 8 anni, non sappiamo che cosa sia stato di quella cosa. Abbiamo mandato i file finali in copia conoscenza al responsabile del personale dell’agenzia di traduzione insieme alla nostra lettera di rimostranze. Ci è stato risposto con un gentilissimo “Grazie mille per quello che avete fatto, ci occuperemo noi della faccenda” e non abbiamo mai più sentito niente.

Ljuba: Mi viene da sorridere a farti la domanda successiva Alessandra, perché dopo questo racconto la domanda che io vorrei porti è: qual è il secondo te l’ingrediente o gli ingredienti fondamentali che non devono mancare per far funzionare bene un team?

Alessandra: Totalmente a sorpresa, senza che nessuno se lo aspetti, la comunicazione! Perché comunque se non sei in grado di tenere le fila di un discorso ci si disperde, diventa tutto molto più complicato, a volte quasi impossibile. Tutto questo causa ritardi, disagi e sono disagi sia per noi che lavoriamo dietro le quinte, che magari ci troviamo ad avere un progetto accavallato a un altro per esempio. Quindi la comunicazione innanzitutto.
E il project manager! O comunque una persona di riferimento. In caso di progetti di team è importante che il cliente abbia comunque un punto di riferimento unico, che sappia dargli tutte le informazioni di base.
Sicuramente un altro ingrediente essenziale è la disponibilità a confrontarsi, con umiltà, perché nessuno nasce imparato perché non ci sono cose che non si possono ripensare alla luce di un’informazione nuova o di un’ispirazione nuova. La volontà di imparare dagli errori, dagli altri, da sé stessi, da quello che vediamo.
E poi essere sulla stessa lunghezza d’onda, quindi procedere con una direzione comune, con degli obiettivi chiari e seguendo un percorso che è fatto per essere ricco e facile a un tempo.

Ljuba: Guarda il concetto di umiltà lo trovo veramente molto molto interessante. Secondo me vale la pena rifletterci un attimo tutti su questa cosa.
Ok, Alessandra dove possiamo trovarti in rete?

Alessandra: Allora, sul mio sito che ovviamente ha il bellissimo zampino di Ljuba e di tante altre professioniste come Ljuba ha detto giustamente all’inizio, che è alessandramartelli.com
Se vi va, dal sito ci si può iscrivere alla mia newsletter che si chiama Argento Vivo. È una newsletter in cui parlo soprattutto di comunicazione business ma anche di altre cose che mi appassionano, mi incuriosiscono, mi fanno pensare.
E poi non sono tanto social io , infatti tu stai ancora insistendo perché io apra un account Instagram però non ce l’ho ancora fatta, ma mi potete trovare su Twitter dove sono @aless_writes e su Pinterest dove sono invece a alesswrites e mi potete trovare anche su LinkedIn come Alessandra Martelli.

Ljuba: Perfetto Ale, io non posso che ringraziarti per aver accettato di farti intervistare e per aver condiviso con me e con tutti gli ascoltatori di DO-NUTS così tante informazioni ed esperienze.
L’importanza di una traduzione professionale – ora è molto chiaro – non deve mai essere sottovalutata in un progetto che prevede un target multilingua, tantomeno l’importanza di una transcreazione nel marketing e nella pubblicità. Lo abbiamo capito.
In realtà io troppo spesso vedo siti tradotti male. Mi vengono in mente siti anche di grandi brand che hanno una terribile traduzione in italiano. Ecco, quando ci capito sopra ne ho una brutta impressione, mi chiedo sempre “ma perché non hanno investito di più in una traduzione fatta bene visto che di certo loro non hanno problemi di budget”. Cioè, non stiamo parlando di piccole realtà dove non c’era il budget.
Proprio per questo motivo credo che dovremmo portare avanti la nostra piccola rivoluzione dal basso. Siamo piccoli, siamo freelance e artigiani e possiamo fare la differenza.
Se vendiamo servizi o prodotti creati con cura allora dobbiamo mettere la stessa cura nell’accogliere i nostri lettori sul nostro sito.

Alessandra: Amen, è verissimo. Così come a noi non piace ad esempio parlare con i medici che usano formule arzigogolate, paroloni che non capiamo tanto, ai nostri lettori stranieri non piace dover fare i conti con l’itainglese, questa specie di piaga per cui in mezzo a una frase in italiano devi mettere sei termini in inglese perché fa più figo. E spesso usiamo le stesse frasi che usiamo qua in Italia nelle traduzioni. Ma sono cose maccheroniche, non si dice così in inglese. Una buona traduzione è indice di rispetto, perché permette al potenziale cliente di ottenere le informazioni che vuole senza perdere tempo. È anche un indice di professionalità perché vuol dire che tu hai a cuore la tua comunicazione, hai a cuore il fatto che il cliente si possa sentire ben accolto anche dalle tue parole, che si ritrovi in quello che dici, che riesca a entrare in sintonia con quello che dici, e in più aumenta anche la fiducia del potenziale cliente perché alla fine è chi parla, chi parla chiaro fa sempre una buona impressione, non si scappa. Spesso noi ci ritroviamo a dover fare i conti con dei limiti di budget, ed è inutile che lo neghiamo. Perché tutte le aziende hanno dei budget da rispettare. Però secondo me questo non è un buon motivo per fare le cose fatte male. Si può fare, si può anche decidere che si fa prima il sito in una lingua e tra 6 mesi facciamo la versione in italiano, ad esempio, o in inglese, o in russo. Meglio dire predisponiamo piuttosto una sola pagina in inglese in cui spieghiamo rapidamente chi siamo e cosa facciamo e dove ci possiamo trovare che non fare un sito copia-incolla tradotto male, perché poi il cliente che viene a trovarti oggi non lo sa che tu tra sei mesi avrai fuori una bellissima traduzione professionale. Il cliente che ti vede oggi ti giudica in base a quello che vede oggi.
La cura che mettiamo nella nostra comunicazione è indirettamente per il cliente che ci trova un indicatore della cura che mettiamo poi nel nostro lavoro.

Ljuba: Io dopo una riflessione e delle considerazioni così precise e puntuali non aggiungerei davvero nient’altro, perché hai detto delle cose che secondo me, su cui possiamo solo riflettere tutti quanti. Perché davvero a tutti è successo di dover fare delle scelte in base al budget. Quindi direi che non è davvero necessario aggiungere altro.
Io ti ringrazio tantissimo Alessandra, ancora una volta, per aver partecipato a DO-NUTS e ti mando un caro caro saluto. Poi tanto ci vedremo dal vivo presto.

Alessandra: Volentieri. Io ringrazio te di avermi avuta qui e ringrazio voi che ci ascoltate e un abbraccio. Buona serata e a presto.

Ljuba: Ciao Alessandra, grazie.

La ricetta del successo è fatta di professioniste che danno un sapore deciso alla tua comunicazione.
Su DO-NUTS ti presento in ogni puntata un ingrediente del mio team dei sogni.
Il tuo qual è?
Fammelo sapere su ljuba.it oppure sul mio profilo Instagram o sulla mia pagina Facebook.
Ti aspetto

Ljuba Daviè
Ljuba Daviè
Mi chiamo Ljuba e sono una freelance di Torino. Realizzo siti WordPress, offro consulenze e formazione ai piccoli business.