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Le cose vanno meglio di quanto pensiamo

18 Giugno 2024Vita da freelance

Le cose vanno meglio di quanto pensiamo

Forse hai pensato che il titolo di questo articolo puzza di un ottimismo fuori luogo. Ma non è così.

Prima di tutto perché io non sono un’ottimista, quindi difficilmente tendo ad indorare la pillola e poi perché DAVVERO le cose vanno meglio di quanto pensiamo.

La mia amica e collaboratrice Tatiana qualche tempo fa mi ha regalato un libro che consiglio a chiunque: Factfullness, di Hans Rosling.
Rosling è stato un medico, statistico e accademico svedese, morto nel 2017. Tra le tante cose, nella sua vita ha fondato la sezione svedese di Medici senza frontiere e la Fondazione Gapminder. Prova a fare un giro su questo sito e scommetto che ti stupirà ripetutamente: fai qualche test.

Leggere questo libro mi ha aiutata a rivedere molti dei miei pregiudizi sul mondo, a rimettere ordine nelle mie interpretazioni e a conoscere meglio tutti quegli istinti che ci portano, per natura, a pensare che il mondo immaginato sia peggiore di quello reale.
Se stai pensando ad un manuale noioso e pieno di dati hai ragione solo a metà: il libro è davvero pieno zeppo di dati, ma sono immediati, comprensibili e suscitano la curiosità al punto che ne vuoi sempre di più. Nessun mattone, lo garantisco.

Se invece hai immaginato un libro scritto da una sorta di guru che vuole convincerci che il mondo è un posto meraviglioso, la migliore emanazione possibile di un’amorevole forza universale, ti sbagli. Rosling era un matematico, uno scienziato, un uomo che analizzava i dati con cura e precisione. Ogni sua affermazione è genuinamente reale.

Perché mi racconti questo?

Perché sono ormai anni che – dove mi giro mi giro – sento tanto malumore, pessimismo, angoscia e paura. E non sto dicendo che non ci siano le ragioni. Un pandemia globale, ripetuti lockdown e la conseguente crisi economica, due guerre tremende in corso non mi hanno certo lasciata indifferente.

Ma c’è una cosa che proprio non riesco a sopportare: la tendenza a riversare addosso agli altri le proprie angosce. I social hanno amplificato questo fenomeno al punto che ora gli altri sono “tutto il resto del mondo”. Avere paura è naturale, anche farsi prendere dal panico o avere momenti di profondo sconforto. Ma non è sano né rispettoso rendersi complici del dilagare di queste angosce. Se io sono terrorizzata, che cosa ci guadagno a terrorizzare anche te? Solo che saremo entrambe incapaci di ragionare lucidamente, prendere decisioni assennate, trovare soluzioni creative.

Ci sono spazi e luoghi in cui parlare delle proprie ansie e condividerle, per vederle accolte, comprese e contenute (alcune relazioni famigliari, rare e preziose amicizie, lo studio di una psicoterapeuta…) e luoghi in cui farlo è da irresponsabili: per esempio i social media.

E dopo anni di pandemia/lockdown/crisi economica e climatica ecc… secondo me è arrivata un’altra piccola pandemia: quella delle emozioni negative lanciate a caso sul web, alla disperata ricerca di una pacca sulla spalla per stare meglio, ma col solo risultato di contagiare migliaia di persone. Già, anche l’angoscia è altamente contagiosa e non c’è mascherina che tenga!

Cosa fare?

Io, nel mio piccolo, evito di riversare sul web i miei pensieri più oscuri. E credo sia già molto.
Poi ho ripescato i concetti espressi tanto bene da Rosling, li ho letti e riletti trovando conforto e migliorando la mia consapevolezza.

Sì, c’è una guerra terribile a pochi passi da casa e un’altra poco più lontana. Siamo reduci da una pandemia e la crisi economica non è ancora risolta. Il cambiamento climatico incalza e non sappiamo quali saranno gli effetti futuri di tutto ciò. Eppure, il mondo non è mai andato così bene.

Non ci credi? Basta spegnere i TG, chiudere i social e leggere il libro (lo trovi anche in versione Kindle) oppure andare sul sito gapminder.org per trovare tutte le dimostrazioni che le cose non stanno andando così male, anzi, siamo nel pieno di un trend di radicale miglioramento. Dobbiamo guardare ai fatti con curiosità e permetterci di stupirci.

Dobbiamo mettere in discussione i nostri istinti drammatici e la nostra visione iperdrammatica del mondo.

Dobbiamo esercitare la factfullness, la visione del mondo basata sui fatti. Attingere alle statistiche come terapia.

Qualche buona notizia

  • negli ultimi 20 anni la proporzione di individui che vivono in condizioni di estrema povertà si è quasi dimezzata (p.13);
  • attualmente, nei Paesi a basso reddito di tutto il mondo, il 60% delle bambine finisce la scuola primaria (p.13);
  • nell’ultimo secolo il numero annuale di decessi dovuti a calamità naturali si è più che dimezzato (p.14);
  • oggi, nel mondo, almeno l’80% dei bambini di 1 anno sono stati vaccinati contro qualche malattia (p.15);
  • nel 2016, 40 milioni di voli di linea arrivò serenamente a destinazione e solo 10 furono coinvolti in incidenti fatali (p.127);

Questo significa forse che dobbiamo fingere che tutto vada benissimo e chiudere gli occhi di fronte ai problemi? Certo che no!

Non va tutto bene ed è giusto continuare a preoccuparsi e attivarsi per migliorare. Ma è importante anche tenere a mente gli avanzamenti, avere fiducia nei progressi fatti.

Non dobbiamo semplicemente bilanciare le notizie negative con quelle positive. Sarebbe inutile. Possiamo – e dobbiamo – permetterci di avere due pensieri in testa: la situazione può essere sia grave che migliore. Migliore e grave allo stesso tempo.

Possiamo – e dobbiamo – ricordarci che i media e gli attivisti fanno affidamento sulla drammaticità delle notizie per attirare la nostra attenzione. Di fronte ad una notizia terribile vale la pena domandarsi quante buone notizie non vengono trasmesse semplicemente perché “non fanno notizia”.

Non sono un’ottimista

L’etichetta “ottimista” sembra spesso sottintendere “ingenuo”.
Non sono certo un’ingenua, ma spero di essere in grado, ogni giorno, di resistere alla visione iperdrammatica del mondo. Vedo i miglioramenti e confido che altri siano in arrivo.

E chiudo i social quando il volume dell’ansia tende a salire. E tu?

Spero, con questo post di averti portata a riflettere sui pregiudizi che abbiamo nei confronti del mondo e delle persone. E magari a ripensare all’opportunità di riversare sui social tutte le emozioni negative. In ogni caso, ti invito a lasciarmi un tuo pensiero qui sotto nei commenti oppure a contattami sul mio profilo Instagram.

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Sono Ljuba. Web designer freelance. Metà perfezionista e metà sognatrice. Femminista in divenire. In costante evoluzione e quasi sempre con i capelli ciclamino.
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Le cose vanno meglio di quanto pensiamo
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