Esattamente un anno fa, il 14 novembre 2014 alle 12:04 pubblicavo su Facebook questo post:

Dimissioni 14 novembre 2014

 

Illusa. Ora la casa è più disordinata di prima e spesso alle 20.00 sono ancora al lavoro e realizzo di non aver preparato neanche l’ombra di una cena. La pentola a pressione è ormai la mia più preziosa alleata.
Ma per il resto, avevo visto giusto: sono finalmente una donna felice e soddisfatta, piena di vita proprio come avevo immaginato, anzi di più. E anche la mia casa, che ora è anche l’ufficio che condivido con due pelosi colleghi dai morbidi gommini, è rinata ed è viva.

Un anno da freelance

 

Cosa ho imparato?

Oggi, 14 novembre 2015 ore 12:04, vi racconto cosa ho imparato in questo intenso anno da freelance.

  • Che la collaborazione ed il network vincono sempre.
    Se te ne stai chiuso nella tua capanna e non fai rete con nessuno non puoi crescere e ti precludi la possibilità di arricchirti. Nel mondo freelance esiste ancora la sindrome del fungaiolo: da me non avrai mai alcuna informazione, altrimenti mi rubi le idee e poi vai a raccogliere i miei funghi! Per fortuna le cose stanno cambiando e sono felice di essere nata freelance proprio in questo periodo di svecchiamento e di networking. Ho imparato che posso apprendere da molte persone, senza vergognarmi di ammettere i miei limiti. Perchè a mia volta posso insegnare qualcosa, in un fruttuoso scambio di conoscenze.
    E ora faccio parte dello staff organizzativo del WordPress Meetup di Torino: ci incontriamo puntualmente ogni mese con tanti WP Lovers e condividiamo conoscenze sul mondo WordPress attraverso speech, Happiness Bar & tanto Networking. E ogni mese torno a casa con qualche nuovo tesoro in valigia.
    Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee. (G.B. Shaw).
  • Che uscire dalla propria comfort zone è faticoso ma molto eccitante.
    È assodato: muoversi sempre nei confini del proprio spazio conosciuto, fare sempre le stesse cose con le stesse persone, è rassicurante. Non comporta troppa fatica e non è necessario mettersi in discussione. Tutti noi temiamo il fallimento, quindi tendiamo per natura a evitare le situazioni che ci mettono alla prova. Ma il prezzo da pagare per restare sotto la morbida copertina del nostro piccolo mondo è elevato. E io non lo voglio pagare. Perchè solo uscendo dalla propria comfort zone si possono fare nuove conoscenze, spostare un poco più in là i propri limiti e scoprire con gioia e stupore che “ce la posso fare”. Le più grandi emozioni della nostra vita le viviamo proprio quando decidiamo di deviare dal sentiero già battuto e avventurarci alla scoperta di nuovi percorsi. Perchè subito fuori dalla nostra comfort zone c’è un luogo fantastico chiamato learning zone: è il posto dove si apprendono nuovi modi di pensare, nascono nuove idee e nuove sinergie.
    Nell’ultimo anno ho quotidianamente spinto sui confini della mia zona di comfort, allargandola sempre di più. Ora mi sento a mio agio anche in situazioni che 365 giorni fa mi sembravano impensabili. Ma la sfida più grande per me è stata quella di affrontare la mia paura di parlare in pubblico. Niente di speciale, non è che abbia fatto un discorso alla Nazione. Ma per me – dopo oltre 6 anni di reclusione in un polveroso ufficio senza stimoli e almeno 12 anni di convivenza forzata con il Disturbo da Attacchi di Panico – è stata una bella prova. L’ho affrontata grazie al sostegno degli altri organizzatori del WP Meetup di cui sopra e l’occasione per rompere il ghiaccio e guardare in faccia i miei piccoli mostri è stata un workshop tenuto al FreelanceDay di Torino dello scorso 24 ottobre. Ora non  è che io parli in pubblico in scioltezza come un esperto oratore, tutt’altro, ma la differenza tra “oddio, non l’ho mai fatto” e “ce l’ho già fatta una volta, so farlo” ti cambia completamente le prospettive ed è una botta di autostima. E la sera del FreelanceDay io ho festeggiato il mio piccolo successo.
  • Che i successi meritano di essere festeggiati e che parlare di soldi non è peccato.
    Questi concetti li ho interiorizzati grazie a C+B. Fermarsi un momento per festeggiare i propri successi, i piccoli e grandi obiettivi raggiunti, è un nostro dovere. Non possiamo vivere solo di ansia da prestazione e aspettative sul futuro. Quando otteniamo un risultato, anche piccolo, diamoci una bella pacca sulla spalla e facciamoci i complimenti. Ma soprattutto, condividiamo i nostri successi! Basta con la modestia inculcata, con la paura di mostrare agli altri la nostra soddisfazione. Per paura di apparire presuntuosi ci manteniamo low profile. È un atteggiamento castrante e inutile. Voglio mostrare al mondo i miei successi e gioire con chi vorrà farlo con me e desidero a mia volta festeggiare i traguardi delle persone che mi circondano. Facciamoci portatori sani di entusiasmo e lasciamoci travolgere.
    E tra gli obiettivi da festeggiare ci sono senz’altro i traguardi economici.
    È dura, soprattutto per chi è sabaudo come me, parlare di soldi. Ci hanno insegnato che il denaro è vile, sporco e che parlarne è da cafoni. Ma possiamo scegliere di evolverci, in particolare noi donne, e scrollarci via di dosso il disagio che sentiamo nascere quando si parla di soldi. Io, onestamente, trovo che siano profumati e pulitissimi se guadagnati onestamente. Grazie ad essi posso permettermi esperienze bellissime come viaggiare, posso acquistare centinaia di washi-tape o andare spesso a cena fuori, con gli amici e il marito. Li amo, lo confesso senza pudore. Voi no?
    E proprio per smettere di navigare a vista e darmi obiettivi ragionevoli ma ambiziosi, sto frequentando il seminario online sul Business Plan di Francesca Marano. Grazie ai suoi preziosi consigli entro dicembre anche io sarò fornita di una glitteratissima Road Map che mi guiderà nel mio secondo anno da freelance e su cui andrò a misurare i miei risultati economici.
  • Che lavorare in proprio genera ansie sul futuro, ma la libertà non ha prezzo.
    La libera professione non garantisce entrate sicure, per lo meno all’inizio, nè ferie o permessi retribuiti e tantomeno forme di assistenza come malattia, infortunio o maternità. Insomma, ci sarebbe di che preoccuparsi. Ma siamo un esercito di idealisti con i piedi ben piantati a terra, disposti a sfidare ogni virus e a far crescere la famiglia nonostante la mancanza di sostegno da parte dello Stato. La forza di affrontare tutto questo a me la dà la mia libertà. La libertà di disporre del mio tempo, un elastico in cui non ci sono orari nè giorni festivi, ma dove posso scegliere di non lavorare il lunedì o di dormire fino a tardi una mattina per godermi il tepore della trapunta mentre la pioggia batte sui vetri della mansarda. La libertà di trasformarmi in lemure davanti al pc la notte o di prendere il portatile e andare a lavorare in un parco.
  • Che amicizia e lavoro, in un mondo ideale, non andrebbero mai mischiati.
    Soprattutto quando il lavoro viene svolto gratis o quasi in nome dell’amicizia. Ho imparato che servono tantissima chiarezza e onestà da entrambe le parti per poter lavorare insieme, che sentirsi in dovere di fare qualcosa in nome dell’amicizia può causare tensioni e incomprensioni difficili da sanare. Lavorare per un amico spesso richiede un impegno extra e una grande sensibilità nel gestire la relazione. Ho imparato che, in alcuni casi, è meglio rifiutare un incarico per proteggere un’amicizia.
  • Che lavorare gratis è un torto che facciamo a noi stessi.
    Ammetto le mie colpe e confesso di averlo fatto. Ho regalato siti gratuitamente (sempre in nome dell’amicizia) o per una manciata di euro. Ma ho anche imparato a dare il giusto valore al mio lavoro e ora mi aspetto che lo riconoscano anche i miei clienti, siano essi amici o sconosciuti. Non lavoro gratis, salvo progetti ben scelti in cui credo fermamente.

 

Ho imparato che arriveranno sempre rischieste assurde, persone che non sanno che cosa vogliono ma non accettano consiglio, che pretendono le cose fatte a modo loro ma qualsiasi prezzo è troppo alto. Persone a cui dedichi molto del tuo tempo per chiarire i loro tanti dubbi, spiegare i dettagli, illustrare il preventivo con attenzione. Persone che al momento decisivo ti dicono “ti farò sapere” e spariranno per sempre.

Ma ci saranno anche sempre clienti che diventano una parte importante delle tue giornate, che ti fanno lavorare con il sorriso perchè mettono i loro sogni nelle tue mani, che ti fanno arrossire coi ringraziamenti e che mostrano pura felicità di fronte ai risultati del tuo lavoro.
Per uno di questi clienti posso anche accettare tutti gli altri.

Ho imparato molto in questo primo anno da freelance e tanto resta ancora da imparare.
Ma ora voglio festeggiare il mio successo, ringraziare me stessa per aver avuto il coraggio di dare le dimissioni da un contratto a tempo indeterminato e godermi i traguardi che ho già raggiunto.
Se vi fa piacere, unitevi alla festa.

 

Festeggiare i successi

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Ljuba Daviè
Ljuba Daviè
Ciao, mi chiamo Ljuba e sono una freelance: realizzo siti internet ed e-commerce e mi occupo della gestione professionale dei Social Network.